Cosa rende una linea trucco realmente inclusiva? Non gli slogan ma elementi come la trasparenza, la copertura di tonalità e sottotoni e l’accessibilità.
Spoiler poco romantico: l’inclusione nel make up non è una poesia. È tecnica, chiarezza e accessibilità. Qualcosa che capisci alle 7:30 del mattino, quando devi uscire e vuoi trovare la tua tonalità senza mescolare due flaconi “da piccolo chimico”.
PER UNA LINEA MAKE UP INCLUSIVA SERVONO PRIMA I FATTI, POI I RACCONTI
La “narrazione del brand” nella descrizioni dei prodotti make up va benissimo, ma prima servono risposte pratiche ovvero chiarezza su alcune caratteristiche. Se, per esempio, parliamo di fondotinta ci sono cinque requisiti indispenabili.
- Copertura dei sottotoni: freddi, caldi, neutri e (importantissimo) olivastri, spesso dimenticati nonostante siano comuni nel Mediterraneo.
- Progressione regolare delle tonalità: niente “buchi” nella realizzazione o nella distribuzione italiana che ti costringono al fai-da-te.
- Ossidazione dichiarata: quanto scurisce il prodotto dopo l’applicazione? Occorre essere chiari al riguardo.
- Prove colore oneste: la stessa tonalità mostrata su volti diversi, alla luce naturale, non solo con luci esagerate.
- Confezione e informazioni accessibili: tappo che si apre senza aforzi, etichette leggibili, nomi e codici colore chiari.
Le persone scelgono con la testa, non solo col cuore: inclusione significa trovare davvero la propria tonalità e poter comprare senza ostacoli. Non è un capriccio: chi non trova il colore giusto rinuncia, fa resi o spreca denaro.
L’inclusione riguarda tutti: circa 1 persona su 5 vive una disabilità o una limitazione (anche temporanea). Tradotto in pratica: l’inclusione non è carezza all’immagine, è efficienza per chi compra e fiducia che si costruisce nel tempo.

NELLO SLOGAN “PER TUTTI” SERVE COERENZA
Dire “per tutti” non basta. Se una campagna mette in scena le pelli con una gerarchia implicita (come per esempio le foto o i filmati del prima e dopo che fanno passare un tono come “migliore”), il pubblico se ne accorge. Così come le autorità.
Non è questione di “politicamente corretto”: è responsabilità e rispetto della normalità in tutte le sue sfumature.
ANCHE IL SITO CONTA: ACCESSIBILITÀ OBBLIGATORIA
Dal 28 giugno 2025 l’accessibilità digitale è un requisito in Europa per chi vende online: servono immagini con testo alternativo, contrasto leggibile, pulsanti raggiungibili da tastiera, video con sottotitoli, descrizioni chiare dei colori. Se un e-commerce ha un simulatore di tonalità, deve essere usufruibile da tutti. Altrimenti l’inclusione si ferma alla home page.

CHECKLIST RAPIDA: LA LINEA DAVVERO INCLUSIVA
Quali caratteristiche deve avere una linea per risultare realmente inclusiva? Che cosa serve?
- Sottotoni completi: freddo, caldo, neutro, olivastro.
- Passaggi regolari tra le nuance: niente salti tra chiaro e medio o tra medio e scuro.
- Prove trasparenti: stessa tonalità su pelli diverse, con luce naturale e informazioni su coprenza e ossidazione.
- Accessibilità del pack e dei contenuti: caratteri grandi, istruzioni semplici, video sottotitolati.
- Disponibilità reale: le tonalità più chiare e più profonde non devono sparire ogni settimana o essere rarità.
- Ascolto della community: recensioni considerate, correzioni pubbliche quando qualcosa non funziona.

CAMPANELLI D’ALLARME (DA NON IGNORARE)
Quando acquistiamo un nuovo fondotinta o una BB cream per la base viso, ci sono frasi, tonalità e immagini che dovremmo considerare subito come dei campanelli d’allarme, ovvero:
- 40 tonalità dichiarate, ma i colori sono 20 beige in tre intensità;
- nomi poetici tipo “sole” o “sabbia” che non dicono nulla sul sottotono;
- foto tutte identiche e iper illuminate;
- “torna presto online” proprio per gli estremi molto chiari e molto scuri della gamma;
- dover acquistare due flaconi di fondotinta per evitare l’effetto arancione o grigio: non è inclusione, è il tuo portafoglio che fa ricerca e sviluppo al posto dell’azienda.
PERCHÈ L’INCLUSIONE CONTA DAVVERO
Trovare il colore giusto di un fondotinta o un correttore non è vanità: è rappresentazione quotidiana. Vedersi allo specchio senza doversi “adattare” è dignità e autostima. E quando una persona trova la sua tonalità senza acrobazie, torna e racconta: è così che nasce la fedeltà.
Conclusione: tra “gamma tonalità” e “narrazione”, vince la prova pratica. La storia emoziona; la tonalità giusta, ogni mattina, libera tempo, soldi e testa. Inclusione è quando non ci devi pensare: apri, metti, vivi.

Cosa ne pensate delle caratteristiche che deve avere una linea make up davvero inclusiva? Avete altri suggerimenti?
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Sa il cielo quanto, per noi make up artist, siano fastidiosi i nomi evocativi per i fondotinta. Vogliamo sapere che colore è cosa e come, perché ci serve per lavorare 😅
sono d’accordo con te!!! io per esempio ormai compro solo prodotti che indicano il sottotono, che presentano tante tonalità e non le solite quattro Porcelain Rosé Sabbia e Dorè e che hanno immagini realistiche 😊
Sono tutte riflessioni condivisibili