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Home » Attualità » Beauty news » Greenwashing beauty: come riconoscere questa pratica nella cosmesi

Greenwashing beauty: come riconoscere questa pratica nella cosmesi

17/05/2023
Greenwashing beauty

Il greenwashing beauty è una pratica comunicativa scorretta, che induce all’acquisto di prodotti venduti ingannevolmente come naturali. Scopriamo cosa significa greenwashing e come difenderci dalle false attestazioni biologiche e naturali che i brand ci rifilano!

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COSA SIGNIFICA GREENWASHING

Cosa significa “greenwashing”? Si tratta di un neologismo derivato dall’unione delle parole green e whitewash che letteralmente significa “imbiancare”, inteso anche nel senso di “mascherare”. Il termine solitamente viene tradotto come ecologismo/ambientalismo di facciata. Già questa definizione sarebbe sufficiente a far suonare un campanello d’allarme!

IL PERICOLO GREENWASHING NEL SETTORE BEAUTY

I cosmetici biologici, naturali, prodotti vegan e cruelty free sono diventati trendy. La loro fetta di mercato fa gola a tantissimi brand, che per espandere il business anche in ambito green farebbero carte false. Letteralmente! Il greenwashing beauty è un pericolo concreto, una pratica scorretta in cui rischiamo di incappare ogni giorno, sia se acquistiamo online sia nei negozi. Se da un lato la crescente domanda di prodotti green contribuisce a riportare l’attenzione sull’importanza della sostenibilità, dall’altro apre le porte di un mercato ancora poco regolamentato. E, purtroppo, quando le leggi scarseggiano il rischio di cedere al marketing scorretto è dietro l’angolo.

Greenwashing beauty

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GREENWASHING COSMETICO

In cosmesi, il greewashing si identifica come un’operazione pubblicitaria volta a enfatizzare le caratteristiche naturali di un prodotto o brand facendolo passare per ecologico e/o biologico quando in realtà queste caratteristiche sono marginali oppure totalmente assenti. Questa strategia di marketing è favorita:

  • dalla mancanza di una regolamentazione univoca che definisca standard precisi e condivisi per l’identificazione di prodotti naturali o biologici;
  • dai differenti disciplinari privati utili a ottenere certificazioni naturali e bio, ma diversi tra loro per quanto riguarda iter di riconoscimento e indicazioni di soglie minime di concentrazione per ingredienti naturali, bio e di sintesi.

Un esempio che spiega benissimo il greenwashing beauty e la situazione poco chiara sono i tantissimi prodotti, anche al supermercato, che presentano sui pack sigle e diciture come “biologico” o “naturale” senza fornire ulteriori spiegazioni. Ma non solo, talvolta anche sprovvisti di certificazioni ufficiali che attestino la qualità delle formule.

Greenwashing cosmetico

COLORE VERDE ASSOCIATO AI PRODOTTI GREEN

La Commissione Europea definisce il greenwashing come “l’appropriazione indebita di virtù ambientaliste finalizzata alla creazione di un’immagine verde”. La pratica può comprendere affermazioni, claim aziendali, informazioni, loghi, simboli, marchi e colori particolari impiegati in imballaggio, etichetta e pubblicità.

Infatti, l’utilizzo del colore verde in pack e pubblicità viene spesso associato a pratiche green ed ecosostenibili, che possono trarre in inganno il consumatore quando non corrispondono a realtà. Più grave è, invece, la situazione in cui vengono indebitamente apposti sul pack marchi o loghi che simulano certificazioni ecologiche o biologiche.

È bene specificare che le azioni di greenwashing non sottintendono sempre la malafede dell’azienda. In alcuni casi il fenomeno è legato non tanto alla volontà di ingannare i consumatori, quanto alla superficialità comunicativa o alla scarsa conoscenza dei temi ambientali nella cosmesi. Questo però non vale come giustificazione né per le aziende né per noi! I brand devono impegnarsi a garantire una comunicazione chiara e trasparente e noi dobbiamo fare la nostra parte, diventando consumatori più consapevoli.

Utilizzo del colore verde per pratiche di greenwashing

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COME RICONOSCERE IL GREENWASHING BEAUTY

Il primo passo per riconoscere il greenwashing beauty quando si fanno acquisti è andare oltre alle apparenze: imparare a non giudicare un libro dalla copertina! Ciò significa, non farsi affascinare e catturare subito da slogan, pack ed elementi grafici che ispirano sicurezza a primo impatto.

Diffidare da messaggi comunicativi vaghi e generici, come “biologico” o “ecosostenibile”. La cosa migliore da fare è informarsi su filosofia e pratiche dei brand, cosa che è possibile fare direttamente dal proprio smartphone visitando il loro sito internet dove sono indicati valori ed eventuali certificazioni riconosciute.

Altra difesa fondamentale è leggere l’INCI, cioè la lista degli ingredienti contenuti in un cosmetico. È un’operazione che tutti possiamo fare, senza dove imparare a riconoscere per forza ogni componente della formula. Basta sapere che un prodotto naturale contiene almeno il 95% di ingredienti naturali e che questi dovrebbero comparire nelle prime righe dell’INCI. Se sono menzionati alla fine, significa che sono presenti nella formula in percentuali minime, quasi ininfluenti.

Come riconoscere il greenwashing

AFFIDARSI A CERTIFICAZIONI RICONOSCIUTE PER EVITARE DI CADERE NEL GREENWASHING BEAUTY

Per evitare di cadere nella tela del greenwashing beauty possiamo affidarci alle certificazioni rilasciate da enti come NaTrue, Ecocert, Demeter e AIAB. Per avere una panoramica chiara sulle maggiori certificazioni riconosciute, potete consultare il nostro articolo sui cosmetici biologici. In questa guida descritto dettagliatamente quali sono le maggiori certificazioni biologiche e naturali, quali iter e caratteristiche richiedono alle aziende produttrici di cosmetici per ottenere il riconoscimento e dove comprare prodotti beauty naturali in tutta sicurezza.

Le certificazioni aiutano a non subire il greenwashing

Fateci sapere se siete avete mai avuto esperienze di greenwashing di prodotti beauty lasciando un commento. Se volete parlarne direttamente con noi, scriveteci sul nostro gruppo Facebook.

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Veronica Funari

Veronica Funari

Beauty Editor - Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con master in Digital Marketing e attestato di Workshop di Giornalismo Multimediale, scrive quotidianamente articoli su cosmesi e beauty, approfondendo temi rilevanti del settore. La passione per il beauty e la scrittura l'accompagnano da tutta la vita portandola a lavorare per testate giornalistiche fin dal periodo universitario. L'innata curiosità che l'ha spinta a esplorare il mondo dello skincare e del make up fin da giovane è diventata un elemento significativo della sua professione.

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Commenti 11

  1. Elyfoxy says:
    3 anni fa

    Articolo molto esaustivo e chiarificatore, grazie!

    Rispondi
  2. J. says:
    3 anni fa

    Articolo illuminante, L’INCI e le varie etichettature andrebbero lette con molta attenzione

    Rispondi
    • Veronica Funari says:
      3 anni fa

      verissimo, dovrebbe diventare una sanissima abitudine!

      Rispondi
  3. magicglamour says:
    3 anni fa

    Non conoscevo questo termine. Articolo molto utile!

    Rispondi
  4. Isamirti27 says:
    3 anni fa

    Da sempre i pubblicitari ha giocato con colori e immagini spesso ingannevoli per spingere il consumatore all’acquisto di prodotti che poi leggendo gli inci tutto avevaveno tranne quello che publicizzavano. Ma fortunatamente oggi esiste grazie ad internet il modo di tutelarci (voi ne siete un esempio)

    Rispondi
    • Veronica Funari says:
      3 anni fa

      grazie mille! Sì, internet ha i suoi lati positivi e l’informazione corretta è uno di questi 😊

      Rispondi
  5. Martina Porzio says:
    3 anni fa

    Articolo eccellente e utilissimo…ora tutti amici dell’ambiente, compresi brand che continuano ad avere INCI da brividi!

    Rispondi
  6. solow says:
    3 anni fa

    Oh mamma…no non credo di aver avuto questa esperienza, d’ora in poi seguirò i vostri consigli e starò più attenta,-)

    Rispondi
    • Veronica Funari says:
      3 anni fa

      capita, magari se non si hanno problemi specifici di pelle/capelli non si presta molta attenzione a ingredienti e certificazioni. A prescindere però dovrebbe diventare buona abitudine più che altro per non “farsi fregare”!

      Rispondi
  7. HappyMarried says:
    3 anni fa

    Utilissimo articolo!! 🥰

    Rispondi
  8. G. says:
    3 anni fa

    io sto molto attenta e ho notato su Amazon questa pratica scorretta, soprattutto da parte di aziende australiane

    Rispondi

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